WikiLeaks svela i trucchi della Cia. Spia attraverso cellulari e televisori

È la più grande fuga di notizie di sempre. I documenti risalgono al periodo 2013-2016. A Francoforte la base Usa degli 007 per monitorare l’Europa e lanciare cyber attacchi
REUTERS

Da alleato a nemico Trump aveva benedetto WikiLeaks durante la campagna elettorale perché aveva svelato le mail di Hillary Adesso lo mette in imbarazzo


Pubblicato il 08/03/2017
Ultima modifica il 16/03/2017 alle ore 02:30
inviato a new york

Persino il televisore, spento nel soggiorno di casa, era uno strumento che la Cia poteva usare per spiare. È una delle rivelazioni contenute negli 8761 documenti pubblicati da WikiLeaks, che svelano l’arsenale usato dalla Central Intelligence Agency per condurre le sue battaglie digitali. Un nuovo colpo all’apparato della sicurezza Usa, dopo lo scandalo provocato dall’ex agente della Nsa Edward Snowden, che obbliga ora l’amministrazione Trump a trovare il modo di tappare le falle aperte durante l’era Obama, nel pieno della disputa sulle incursioni russe per influenzare le presidenziali. 

 

L’organizzazione fondata da Julian Assange ha battezzato il suo scoop «Vault 7», dicendo che si tratta di documenti prodotti tra il 2013 e il 2016, «circolati fra ex hacker del governo e contractor in maniera non autorizzata». Uno di loro li ha passati a WikiLeaks, che li ha rivelati al mondo.  

 

Si tratta di milioni di codici, utilizzati per spiare sul web, sui telefoni, sulle tv. Ad esempio consentono di aggirare la criptazione su servizi come Signal, WhatsApp, Confide e Telegram, leggendo i messaggi prima che vengano nascosti. Stesso discorso per il sistema Android. Il programma «Weeping Angel», l’angelo piangente, permetteva invece di usare le smart tv della Samsung come strumenti di spionaggio, anche quando erano spenti: sembravano spenti, ma la Cia poteva attivarli per registrare e trasmettere le conversazioni e le comunicazioni che avvenivano nella stanza. Il sistema «Umbrage», invece, raccoglieva gli strumenti per lanciare cyber attacchi, anche rubando tecniche da avversari come gli hacker russi. Un capitolo riguarda pure l’Italia, perché cita il caso di Hacking Team. Quando nel 2015 l’azienda milanese di sorveglianza era stata penetrata, la Cia aveva condotto un’analisi dei suoi materiali. In un tweet, Snowden ha commentato: «qui WikiLeaks ha roba genuinamente grossa. Sembra autentica». Dai file emerge anche che gli hacker avevano la loro base di spionaggio per Europa, Africa e Medio Oriente nel consolato americano di Francoforte, sotto copertura. 

 

Il danno delle rivelazioni ha un doppio aspetto, tecnico e politico. Sul primo punto, svelando le armi a disposizione dell’intelligence americana, «Vault 7» in sostanza le spunta. Per ora l’organizzazione di Assange non ha pubblicato i codici, che consentirebbero di copiare l’arsenale, ma non esclude di farlo. Come nel caso di Snowden, quindi, gli Stati Uniti rischiano di perdere strumenti fondamentali nella lotta digitale per la sicurezza.  

 

Sul piano politico, il furto delle informazioni è avvenuto durante l’amministrazione Obama, ma ora imbarazza Trump per almeno due motivi. Il primo è che a pubblicarle è stato WikiLeaks, cioè il gruppo che lui aveva benedetto durante la campagna elettorale, perché in combutta con i servizi russi aveva reso note le mail imbarazzanti della sua rivale Hillary. Questi attacchi ora sono sotto inchiesta, proprio per determinare eventuali contatti tra Mosca e la campagna di Donald. Il secondo è che ora il presidente, passato da beneficiario a vittima delle rivelazioni, deve rimediare alla breccia e trovare il modo di chiudere i canali da cui arrivano i «leaks», per ristabilire la sicurezza nazionale.  

 

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