Una road map per la parità di genere al primo G7 sulle pari opportunità

Nel documento conclusivo dei paesi del G7, sottoscritto a Taormina, l’impegno dei governi ad avviare un percorso concreto contro le discriminazioni subite dalle donne. Maria Elena Boschi: “Un accordo importante”
ANSA

Da sinistra a destra: il viceministro giapponese Yuhei Yamashita, l’inviata del governo britannico per la parità di genere Joanna Roper, la ministra francese Marlene Schiappa, la sottosegretaria italiana Maria Elena Boschi, la ministra canadese Maryam Monsef, la consigliera del presidente Usa Kathryn Kaufman, la moinistra tedesca Katarina Barley e la commissaria europea Vera Jourova durante la conferenza stampa di chiusura del summit a Taormina


Pubblicato il 17/11/2017
Ultima modifica il 17/11/2017 alle ore 13:29
taormina

Non più solo parole per la parità di genere. Ora c’è un documento dei paesi del G7, sottoscritto a Taormina, che impegna i governi ad avviare un percorso concreto contro le discriminazioni subite dalle donne, sul lavoro, a casa, nella quotidianità. Partendo da un riconoscimento ufficiale, non scontato: «nessun paese ha ancora la parità di genere de facto». E convinti che non c’è sviluppo senza un riequilibrio di genere e che su questo tema serve un «cambio di mentalità». 

 

È il risultato della due giorni della prima ministeriale sulle pari opportunità voluta dal governo italiano nell’ambito della presidenza del semestre italiano. A presiederla, la sottosegretaria Maria Elena Boschi, con delega alle pari opportunità; al tavolo riuniti i rappresentanti di Canada, Gran Bretagna, Usa, Francia, Germania, Giappone (unico rappresentante uomo). Presente la commissaria Ue Vera Jourova. 

 

Si prevedono azioni per la crescita dell’occupazione femminile (ridurre entro il 2025 il divario del 25%), la presenza in politica e sui luoghi decisionali. La violenza sulle donne occupa nel documento uno spazio strategico. Tutti i rappresentanti - nella conferenza stampa finale - hanno detto di condividere e sostenere la campagna #Metoo.  

 

Maryam Monsef, ministra canadese per la condizione femminile, ha sottolineato che «la principale barriera rimane la violenza di genere. Ma c’è speranza. Non siamo sole. La violenza di genere è prevedibile». Ci aspetta «una sfida» ha detto Marlene Schiappa, sottosegretaria francese alla parità. «Le donne - ha osservato Kathryn C. Kaufman, consigliera del presidente Usa - sono diventate priorità del G7. Siamo qui con la convinzione comune che la stabilità ha a che vedere con l’emancipazione delle donne».  

 

Alla rappresentante Usa, la Commissaria Jourova ha poi rivolto un invito a sottoscrivere la carta di Istanbul. «In Gran Bretagna - ha affermato Joanna Roper, inviata speciale per la parità di genere - non vogliamo perdere tempo e vogliamo coinvolgere il pubblico e il privato per ridurre i gap». Katarina Barley, ministra tedesca, ha detto di essere convinta che si «possa collaborare in modo costruttivo. E che la violenza di genere non ha solo ricadute sull’economia ma è un’ingiustizia. C’è ancora troppo sessismo». L’unico rappresentante governativo uomo, il giapponese Yuhei Yamashita, ha espressamente parlato di un impegno per accelerare le pari opportunità nel suo paese. La Commissaria Jourova si è detta ottimista per il nuovo corso anche perché «qui a Taormina non siamo stati in vacanza. Abbiamo lavorato in modo costruttivo». 

 

La sottosegretaria Boschi ha ribadito l’importanza dell’ accordo raggiunto per un impegno reale. Un percorso che seguirà la road map che i leader del G7 hanno approvato lo scorso maggio. Ha poi sottolineato che in questo scorcio di legislatura vorrebbe portare a conclusione alcune iniziative. Fra queste, il Piano antiviolenza 2017-20, ora alla Conferenza Unificata; l’approvazione definitiva della legge sulla tracciabilità dei salari e quello, approvato in prima lettura al Senato, che evita la riparazione economica del reato di stalking. Suo desiderio anche il via libera alla legge che riguarda gli orfani di femminicidio. 

 

Prima dei lavori finali, i rappresentanti del G7 hanno compiuto una “missione in esterna” («credo sia la prima volta» ha tenuto a dire la sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi), incontrando una ventina di ragazze, soprattutto nigeriane, ospiti a Gaggi, nel Messinese, dell’associazione Penelope, che lavora con le vittime della tratta con risorse del Dipartimento per le pari opportunità. Le ragazze, durante l’incontro, hanno raccontato fra le lacrime le violenze subite, i traumi vissuti per aver sperato in una vita migliore o desiderato di andare all’estero per studiare o lavorare. Un’aspirazione che si è scontrata lungo la strada intrapresa con percosse e stupri, aborti e violenze continue, soprattutto in Libia. 

 

I rappresentanti dei governi «si sono commossi» hanno riferito gli operatori dell’associazione. La Commissaria Ue Vera Jourova ha poi detto, in conferenza stampa, che la questione della tratta «è penosa. Abbiamo ascoltato storie scioccanti. È una situazione allarmante di cui mi occuperò al rientro a Bruxelles. Dobbiamo occuparci di questo tema della Libia». È stato un «incontro prezioso» ha commentato Boschi sottolineando che ha consentito di capire meglio il problema e individuare le risposte. Per la sottosegretaria, è opportuno creare anche nei paesi di origine le opportunità che queste giovani cercano all’estero: «occorre promuovere anche lì un maggior accesso all’istruzione e al lavoro. Vanno anche resi più efficaci gli strumenti che già esistono». «Per noi - ha proseguito - è una sfida impegnativa e la stiamo affrontando con serietà e determinazione». Fra l’altro, dal 2014 sono aumentate le risorse (23 milioni di euro) a sostegno dei progetti per queste vittime. Boschi ha anche auspicato che il modello italiano di sostegno alle vittime di tratta sia ampliato ad altri paesi europei così da avere un’omogeneità negli interventi. 

 

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