L’Etna e lo Stromboli danno segnali di risveglio

Il pennacchio di fumo sull’Etna


Pubblicato il 06/12/2017
Ultima modifica il 07/12/2017 alle ore 15:46
CORRISPONDENTE DA CATANIA

C’è fermento sui, e dentro, i principali vulcani siciliani. L’Etna e lo Stromboli negli ultimi giorni hanno dato segnali esterni di risveglio, ciascuno secondo le sue peculiari caratteristiche: l’Etna con un pennacchio di fumo e alcuni sbuffi di cenere, lo Stromboli con l’intensificarsi delle «sue» esplosioni sommitali che, non a caso, in vulcanologia si chiamano «attività stromboliana». 

 

 

L’Etna, «a muntagna» dei catanesi che con i suoi oltre 3.300 metri d’altezza è il vulcano più alto d’Europa - oltre ad essere patrimonio dell’Umanità Unesco - già dalle ultime settimane di novembre ha mostrato attività in quasi tutti i suoi crateri sommitali: quelli di Sud Est, con sbuffi di cenere a intervalli di un paio d’ore l’uno dall’altro e degassazione «incandescente» che di notte, con l’aria tersa e pulita di questi giorni, da lontano si mostra di un rosso infuocato che fa pensare a inesistenti esplosioni di lava incandescente; e poi il cratere di Nord Est dove è stato anche notato il crollo al suo interno del «tappo» che da oltre un anno lo aveva ostruito.  

 

 

A questo va aggiunto che tra l’1 e il 2 dicembre si è verificata una consistente variazione dell’ampiezza del tremore vulcanico, quella attività microsismica cioè che spesso dice ai vulcanologi che c’è una risalita di magma dalle profondità; poi però rientrata ai soliti, innocui valori. Per i vulcanologi dell’Ingv di Catania, questa situazione non è necessariamente preludio a una vera e propria eruzione, perchè rientra tra i «normali» comportamenti dell’Etna. 

 

A pochi chilometri in linea d’aria, nell’arcipelago delle Eolie a Nord Est delle coste siciliane, lo Stromboli da qualche giorno mostra un’«attività stromboliana» sempre più intensa dal cratere di Sud Ovest, cui si aggiunge anche continua attività sismica. Anche in questo caso, un picco di attività si è avuta lo scorso 1 dicembre, con una imponente esplosione di materiale, ricaduto in parte dentro lo stesso vulcano, in parte nella «Sciara del fuoco», e accompagnata da «un forte segnale di deformazione del suolo», come rilevato dalla rete di monitoraggio del vulcano. 

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