Viva le donne che rompono il silenzio

Per Time sono “persona dell’anno”. La lotta di chi denuncia abusi sessuali
AFP


Pubblicato il 07/12/2017
new york

Il coraggio di rompere un silenzio prende forma nella copertina a cui il Time dedica il suo ultimo numero del 2017, come di consueto, eleggendo il personaggio dell’anno. Non un singolo in questo caso, ma un esercito di persone, uomini ma soprattutto donne che «hanno rotto il silenzio» che rendeva impenetrabile il dramma, spesso di molestie o violenze a sfondo sessuale, di cui sono state vittime. La fine di un muro di omertà tenuto in piedi dalla paura, ma non solo, una ribellione civile che ha travolto gli ambienti dello spettacolo, la politica e il giornalismo, allargandosi più in generale a tutto il mondo del lavoro e toccando i quattro angoli del pianeta. 

 

 

 

«The Silence Breakers», li ha battezzati Time, raggruppando tutti coloro che possono essere ricondotti al movimento #MeToo, l’hashtag che ha guadagnato la fama dei social quando è scoppiato il caso Harvey Weinstein, il produttore di Hollywood bersaglio di una valanga di accuse di molestie e violenze. #MeToo è tuttavia «una parte della fotografia, non la sua complessità», spiega Edward Felsenthal, direttore del periodico il quale spiega come la scelta editoriale sia insita nel fatto che «ci si trova dinanzi a un cambiamento come non se ne vedevano da decenni». Un mutamento incarnato sulla copertina più illustre dell’anno di Time nei volti e nei corpi di nero vestiti dell’attrice Ashley Judd, tra le prime accusatrici di Weinstein, della cantante Taylor Swift, della lobbista Adama Iwu, della guru di Uber Susan Fowler e della contadina messicana Isabel Pascual. 

 

Cinque modi diversi di rompere il silenzio, perché «gli uomini e le donne che hanno avuto questa forza sono di tutte le razze, di tutte le classi sociali, di tutti i mestieri e virtualmente vengono da ogni angolo del mondo», chiosa Felsenthal. A sottolineare l’importanza del fenomeno, come gli Stati Uniti raccontano.  

 

 

 

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Dopo Hollywood è stata la volta della Washington della politica. Ieri il senatore democratico Al Franken è stato completamente scaricato da tutti i colleghi di partito dopo essersi rifiutato di lasciare i suoi incarichi in seguito alle accuse di molestie a lui mosse da due donne. Sulla sponda destra del Potomac è stata la volta di Roy Moore, il candidato ultraconservatore al Senato accusato di aver avuto da giovane rapporti sessuali con 14enni. E in un caso si parla anche di molestie. Dalla politica al giornalismo, dove il primo illustre a capitolare è stato Charlie Rose, licenziato da Cbs, come il conduttore Matt Lauer da Nbc. Un «ribilanciamento a sinistra» delle accuse di molestie, come è stato definito in ambienti vicini a Trump, anche lui in passato criticato per i suoi modi poco ossequiosi in fatto di corteggiamento. Il presidente da parte sua trova posto in seconda posizione tra i personaggi che il Time dal 1927 considera, nel bene o nel male, tra i più influenti durante l’anno. Ed in buona compagnia, con il presidente cinese Xi Jinping al terzo posto, quindi il procuratore del Russiagate Robert Mueller e il leader nordcoreano Kim Jong-un.  

 

Non è la prima volta di una scelta collettiva nei 90 anni di premiazioni del settimanale: nel 2014 la copertina dell’anno è stata dedicata ai «combattenti anti-ebola», nel 2011 ai protagonisti delle primavere arabe, e nel 1956 agli ungheresi delle rivolta anti-sovietica. Nel 2006 la persona dell’anno è stata semplicemente «You», uno specchio per riflettere l’importanza dei contenuti Internet generati dagli utenti.  

 

Così come «The Silence Breakers» è lo specchio in cui si riflette chiunque abbia avuto il coraggio di rompere un silenzio di dolore. 

 

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