Gtt appesa a un filo: Comune e Regione all’ultimo scontro

Si complica il salvataggio dell’azienda trasporti: nel piano industriale spuntano anche 200 esuberi

Ormai è lite su chi debba sostenere economicamente il piano industriale, dove servono ancora 25 milioni


Pubblicato il 28/12/2017
Ultima modifica il 28/12/2017 alle ore 12:10
torino

Ci sono 200 persone di troppo, per cui si dovrà aprire una procedura di licenziamento collettivo. È l’ultima «sorpresa» del piano industriale di Gtt, una valanga di esuberi che l’azienda promette di gestire nel modo più soft possibile. E, in più, mancano sempre 25 milioni. Gtt sostiene che siano soltanto 15 ma vadano comunque individuati prima di dare il via libera al piano industriale. Il Comune, anzi Fct, la holding che ne custodisce le partecipazioni, la vede esattamente alla rovescia: una volta che Gtt avrà approvato il piano si valuterà se e come coprire quel che manca. Per la Regione, a queste condizioni, si va dritti al commissariamento: «Se già in partenza manca una parte delle risorse, mettere del denaro in una società senza garanzia che stia in piedi è un reato», ragiona il vice presidente Aldo Reschigna. 

Benvenuti nel surreale mondo di Gtt, l’azienda di trasporto pubblico sempre più avviata verso l’amministrazione straordinaria mentre i vari protagonisti che potrebbero salvarla si perdono in risse da saloon. L’ultima scazzottata è di ieri: Comune contro Regione, e poi risposta secca di Sergio Chiamparino e del suo vice, ormai visibilmente spazientiti. 

 

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LO SCONTRO  

Ieri mattina la sindaca Appendino, l’assessore ai Trasporti Lapietra e i vertici di Gtt hanno incontrato i rappresentanti dei lavoratori. Uscendo Lapietra ha lanciato un siluro verso piazza Castello: a chi le chiedeva come pensa il Comune di trovare i 25 milioni mancanti ha replicato che «Gtt ha un solo creditore, e non è il Comune». È la Regione. Tradotto: i soldi li deve mettere Chiamparino e i 25 milioni, cifra su cui i tecnici hanno quasi chiuso la transazione (Gtt in partenza ne chiedeva 71), non bastano. Chiamparino ci ha messo un secondo a ricordare che la transazione una volta stabilita la cifra è «tombale». Dunque, la Regione non metterà un euro in più, anzi, di questo passo non metterà proprio nulla perché «non ci sono garanzie su un percorso che dia stabilità all’azienda». Non ci sono perché il Comune continua a non dire se e come pensa di trovare i famosi 25 milioni. 

La trattativa ormai si è incagliata. Gtt, con i suoi consulenti, ha messo a punto il piano industriale da qui al 2018. Deloitte, la società di revisione esterna, l’ha approvato. Perché funzioni bisogna trovare altri 25 milioni su un fabbisogno complessivo di 133: servono entro la fine del prossimo anno, ma vanno individuati subito. Gtt il 3 gennaio ha convocato il cda e poi l’assemblea dei soci per approvare prima il bilancio del 2016 e poi il piano industriale. L’azienda sostiene di poter garantire altri 10 milioni. Ne mancherebbero dunque 15. All’appuntamento del 3 gennaio Gtt conta di arrivare con l’intero fabbisogno coperto, così da convincere lo scrupolosissimo collegio sindacale che, in presenza di un piano con dei «buchi» potrebbe rompere gli indugi e portare i libri in tribunale. Per coprire il fabbisogno mancante Gtt ha bisogno di rassicurazioni da Fct, il suo unico azionista. Peccato che la holding del Comune ragioni diversamente: «Qualsiasi eventuale intervento da parte del socio sarà rigidamente subordinato alla verifica della sostenibilità finanziaria - non solamente industriale - del piano e al riconoscimento della sua capacità di garantire il riequilibrio economico-finanziario». 

Fct è una società per azioni, non può fare operazioni che ne mettano a rischio la tenuta, ad esempio impegnarsi per 25 milioni con Gtt. Fct però è del Comune di Torino, e la Città può eccome decidere di mettere in pancia a Fct quel che serve per salvare Gtt. A Palazzo Civico - da cui dipendono sia Fct sia Gtt - però tutto tace. L’ordine di scuderia è attendere il 3 gennaio. E, nel frattempo lasciare il cerino in mano al cda di Gtt. 

 

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L’ULTIMATUM DELLA REGIONE  

È esattamente quel che manda in bestia la Regione. Ieri Chiamparino e Reschigna hanno fatto l’elenco degli sforzi compiuti dalla per Gtt, lasciando intendere - anzi, dicendolo apertamente - che nel frattempo il Comune ha fatto poco o nulla. «Abbiamo chiesto noi al governo di poter dirottare su Gtt 40 milioni di fondi per lo sviluppo, altrimenti vincolati a investimenti», ricorda Reschigna. «E sempre noi, anticipando il pagamento di fatture non scadute per 20 milioni, abbiamo permesso a Gtt di pagare stipendi e tredicesime a dicembre. Per contro, nel piano il Comune mette 2 milioni e mezzo per il metrò; il resto sono rate onorate e il rinvio della riscossione di canoni e crediti».  

Lo scontro è totale. A giorni dovrebbe essere convocato un vertice tra Chiamparino e Appendino, ma l’impressione è di un sempre maggior irrigidimento da parte della Regione. E di una certa sfiducia di fronte a un percorso che si fonda su un piano molto ambizioso, che prevede incrementi di ricavi e riduzioni di costi difficili da raggiungere, e che per questo avrebbe bisogno di partire con più risorse di quelle stimate, non con 25 milioni in meno. Come in un estenuante Gioco dell’Oca si torna al punto di partenza: i soldi da trovare e chi se ne deve fare carico. Per advisor e Regione tocca alla Città. Ma da Palazzo Civico per ora non si muove foglia, a parte quanto detto ieri mattina da Appendino ai sindacati: «Faremo la nostra parte». Quale, non è dato sapere. 

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