Crac Porta Vittoria, i pm di Milano chiedono 7 anni per Danilo Coppola

L’ex immobiliarista, secondo l’accusa, avrebbe sottratto 664 milioni di euro alla sua galassia societaria. E lo sviluppo immobiliare della zona Sud è rimasto sulla carta

Pubblicato il 11/01/2018
Ultima modifica il 11/01/2018 alle ore 18:37
milano

I pm di Milano Mauro Clerici e Giordano Baggio hanno chiesto una condanna a 7 anni di carcere e una maxi confisca da 664 milioni di euro a carico di Danilo Coppola, l’immobiliarista tra i protagonisti nel 2006 dell’indagine sui “furbetti del quartierino” e arrestato nuovamente dieci anni dopo nell’inchiesta milanese con al centro le accuse di bancarotta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e quattro capi di imputazione, tra cui il crac della Porta Vittoria spa. Società, quest’ultima, che era titolare di un progetto di sviluppo immobiliare nell’area sud-est di Milano e mai portato a termine per problemi finanziari. 

I pm al termine della loro requisitoria, pur evidenziando la «condotta processuale apprezzabile di Coppola che si è difeso nel processo», hanno sottolineato come non abbia «messo sul piatto un euro per sanare» i crac della sua `galassia´ societaria «ma fino all’ultimo ha cercato di sottrarre risorse». Risorse dissipate, sottratte o distratte, secondo i pm, per un totale di 664 milioni, di cui 320 nascosti al Fisco. (ANSA).  

L’ex immobiliarista Danilo Coppola (anche oggi presente in aula), già arrestato dalla magistratura di Roma nel 2007, e ancora prima nel 2004, e due anni fa condannato in primo grado a 9 anni dai giudici della Capitale, nel settembre 2016 era uscito dal carcere milanese di San Vittore, dove era dimagrito di oltre 20 kg in tre mesi, e aveva ottenuto gli arresti domiciliari dopo una perizia che aveva segnalato la sua incompatibilità con il «regime detentivo». 

Uno dei capi di imputazione contestati riguarda il crac del Gruppo Immobiliare 2004, ex gruppo Coppola, dichiarato fallito nel 2013 con un buco di circa mezzo miliardo, di cui 320 milioni di debiti con l’erario (importo di cui venne disposto il sequestro). Il secondo capo di imputazione è legato al fallimento, dichiarato nel luglio 2013, di Mib Prima, società `veicolo´ che sarebbe stata creata per trasferire nel 2009 le partecipazioni di Ipi spa, che aveva in pancia Lingotto spa e Porta Vittoria spa, a Mi.Mo.Sa. della famiglia Segre, con lo scopo, secondo l’accusa, di sanare i contenziosi aperti con il Fisco. L’operazione, per cui ai Segre finì solo la Lingotto, fruttò circa 30 milioni, somma però che non sarebbe servita per realizzare il piano di rientro con i creditori. Per inquirenti e investigatori della Gdf sarebbe stata dispersa in diversi rivoli, in particolare in Lussemburgo. 

La terza accusa, poi, vede al centro Porta Vittoria spa, società fallita nel settembre 2016. Secondo l’accusa, Coppola avrebbe effettuato operazioni di frode ai creditori tramite fideiussioni e falsificando i bilanci con la sopravvalutazione degli immobili, drenando così milioni di euro che sarebbero finiti in società lussemburghesi a lui riconducibili. Dall’indagine sono venuti a galla, poi, anche altri due fallimenti e una plusvalenza di circa 100 milioni che l’immobiliarista avrebbe realizzato con una serie di compravendite di azioni Mediobanca tra il luglio 2005 e l’inizio del 2008. Somma anche questa, si ipotizza, finita all’estero. 

I pm in requisitoria hanno così ricostruito i 664 milioni di cui han chiesto la confisca: 31 milioni da distrazioni dal Gruppo Immobiliare, 60 milioni da dissipazioni da Milano Properties, 100 milioni dalla «operazione Mediobanca», 153 milioni in totale dalla bancarotta Porta Vittoria e 320 milioni sottratti all’Erario. Il 18 gennaio parleranno le parti civili, ossia le curateli fallimentari delle società fallite del «mondo Coppola», così come definito dai pm. 

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