Il tram minaccia il ponte romano, Padova si mobilita per salvarlo

Scesi in campo anche un gran numero di docenti, storici e archeologi

Il Ponte di San Lorenzo a Padova, l’unico intatto dei cinque di epoca romana, è a rischio a causa di crolli e infiltrazioni


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 07:24
padova

Un unico indizio è concesso a chi cammina sopra uno dei più significativi ponti romani dell’Italia settentrionale: un’iscrizione in una lapide marmorea. Riportarlo alla luce, coperto com’è da una strada dove ora corre il tram, è impossibile. Riconsegnarlo alla memoria, però, è quanto chiedono intellettuali di fama internazionale. Renderlo di nuovo visitabile è quello che spera di fare, invece, il Comune.  

 

Siamo in pieno centro a Padova a due passi dall’università e altrettanti dalla tomba di Antenore, fondatore della città. Riviera dei Ponti Romani è una strada che corre sopra il fiume interrato nel 1959. A finire sotto il manto d’asfalto, sul quale oggi sfila anche il tram, è stato anche il manufatto di epoca romana: Ponte San Lorenzo, 53 metri, tre arcate edificate in pietre di Costozza squadrate a scalpello tra il 30 e il 40 a.C. 

 

Per salvarlo oggi sono scesi in campo un gran numero di docenti, storici e archeologi: da Salvatore Settis, già direttore della Normale di Pisa, fino al rettore dell’università di Padova Rosario Rizzuto, passando per i nomi noti al grande pubblico come quello di Philippe Daverio. 

 

«Non si conoscono altri casi di ponti come questo - spiega Girolamo Zampieri, archeologo e saggista, promotore della raccolta firme - sul ponte sono incisi i nomi dei cinque funzionari incaricati di effettuare il progetto e il collaudo e forse addirittura di vigilare sui costi. A rappresentare una peculiarità è anche l’architettura. Il ponte è composto da tre campate ad arco ribassato. È il cuore della città romana. Il punto in cui, secondo Tito Livio, si svolgevano le naumachie: si celebravano le vittorie navali dei patavini sugli spartani». Un pezzo di storia scalfito dal tempo ma soprattutto dimenticato, fino al punto di essere abbandonato e nascosto anche alla vista di chi ci arriva di proposito. 

 

Oggi la lastra di vetro che dovrebbe consentire di ammirare le arcate è opacizzata dalla condensa e il passaggio pedonale è chiuso a doppia mandata, ci sono infatti dei timori di natura statica. Qualche piccolo crollo e le infiltrazioni d’acqua hanno costretto il Comune a revocare anche l’accesso ai volontari di Salvalarte di Legambiente che tra il 2012 e il 2013, attraverso una scala, portavano i turisti ad ammirare il maestoso passaggio sul Naviglio interno. «Non appena sarà possibile riportare i visitatori noi siamo pronti. Tutti quelli che abbiamo accompagnato lì sotto hanno dimostrato di apprezzarlo molto» spiega il responsabile padovano di Legambiente, Piero Decandia. La riapertura potrebbe questa volta non essere un’ipotesi così remota. Anche grazie alla spinta data dalla petizione il Comune ha aperto alla possibilità di mettere mano a quel ponte. Chiaramente non si parla di riportarlo alla luce ma - ed è quello che chiedevano gli intellettuali - di renderlo accessibile al pubblico.  

 

«Abbiamo previsto nel bilancio che approveremo dei fondi per 340 mila euro - spiega l’assessore ai Musei del Comune di Padova, Andrea Colasio – c’è da risolvere tra l’altro un problema strutturale causato dalle vibrazioni del tram che ci passa sopra. Ma sono convinto che i lavori potrebbero partire già entro giugno». Il progetto prevede la messa in sicurezza, un’uscita d’emergenza, ma soprattutto la soluzione ai problemi di natura statica e quelli legati alle infiltrazioni che hanno avuto un ruolo determinante nei crolli degli ultimi anni. «Una spinta decisiva è arrivata grazie al bimillenario di Tito Livio - spiega Giuliano Pisani, filologo e storico, anche lui firmatario della petizione - la valorizzazione di questo monumento è obbligatoria, irrinunciabile per la città». Non rimane che attendere, dunque. Ponte San Lorenzo del resto aspetta da duemila anni.  

 

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