Raciti, concessa la semilibertà all’ultrà condannato per omicidio

Daniele Natale Micale, 30 anni, ha già scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania
ANSA

Daniele Natale Micale


Pubblicato il 13/01/2018
Ultima modifica il 13/01/2018 alle ore 16:12

Concessa la semilibertà a Daniele Natale Micale, 30 anni, uno dei due ultrà del Catania condannati per la morte dell’ispettore della polizia Filippo Raciti, il 2 febbraio 2007, allo stadio Massimino, durante il derby col Palermo. Micale assieme all’allora minorenne Antonino Speziale. Micale, nel novembre del 2012, era stato condannato definitivamente a 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Ha già scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania, ed ha un residuo pena di meno di 4 anni. 

 

«Avverto il dolore della sconfitta, ma è la legge. Appena ho saputo ho sentito come un peso, maggiore amarezza e ingiustizia. Accetto la legge, ma non è giusto, il mio calvario continua: chi è condannato deve scontare tutta la condanna, altrimenti non c’è certezza della pena». Così, all’Ansa, Marisa Grasso, vedova dell’ispettore Filippo Raciti sulla concessione della semilibertà a Daniele Micale, uno dei due ultrà condannati per la morte del poliziotto da parte del Tribunale di sorveglianza di Catania.  

 

Il provvedimento accoglie la richiesta dei difensori di Micale, gli avvocati Eugenio De Luca e Matteo Bonaccorsi. Il 30enne esce di carcere al mattino per andare a lavorare e rientra la sera, trascorrendo la notte in prigione. Il Tribunale ha ritenuto di concedere la semilibertà nell’ottica «del graduale reinserimento sociale» al fine di consentire a Micale di «svolgere attività lavorativa come dipendente» di un supermercato. Il Tribunale, sposando la tesi degli avvocati De Luca e Bonaccorsi, ritiene sussistano i presupposti per la concessione del beneficio: Micale «ha scontato oltre la metà della pena, fruisce regolarmente di permessi premi e da alcuni mesi è ammesso al lavoro esterno e ha svolto anche volontariato» all’esterno del carcere. 

 

Inoltre, sottolineano i giudici, non ha precedenti né carichi pendenti e «le neutre informazioni di Ps fanno ritenere che non sussistano attuali collegamenti con la criminalità organizzata». Resta ancora in carcere, invece Antonino Speziale, condannato a 8 anni per lo stesso reato, all’epoca dei fatti minorenne. 

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