I nuovi ecodiserbanti? Saranno le umili “erbacce”

Nei laboratori dell’università di Pisa i ricercatori hanno trovato un sostituto ai diserbanti efficace, non tossico né inquinante: sono gli oli tratti da piante come l’achillea, l’assenzio annuale, l’assenzio dei fratelli Verlot, la santolina delle spiagge e la nappola


Pubblicato il 15/01/2018

Comunemente si chiamano erbacce, ma proprio dai potenti oli essenziali di cui sono queste piante sono ricche potrebbe arrivare l’alternativa al pericoloso glifosato, l’erbicida su cui in Europa si sta consumando l’ennesima battaglia. Mentre Bruxelles sembra voler concedere una nuova proroga al discusso prodotto Monsanto, nei laboratori dell’università di Pisa i ricercatori hanno trovato un sostituto efficace e allo stesso tempo non tossico né inquinante, e con costi che possono diventare competitivi.  

 

Gli scienziati di Agraria e Farmacia hanno iniziato a studiare le piante apparentemente meno nobili proprio per tentare di isolare sostanze sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico. «L’efficacia di oli essenziali di piante come l’organo o la lavanda è nota, ma il loro prezzo è troppo alto. Visto però che ci sono erbacce capaci di affermarsi in contesti dove sono già presenti altri vegetali, abbiamo pensato di studiarle», spiega Stefano Benvenuti, che ha coordinato il gruppo di ricercatori. Così è partito un primo screening su 20 piante, tra cui poi ne sono state selezionate cinque. «L’achillea, l’assenzio annuale, l’assenzio dei fratelli Verlot, la santolina delle spiagge e la nappola si sono evolute per colonizzare ambienti nuovi. La natura ha dato loro oli essenziali capaci di far appassire in poche ore i vegetali che trovano sulla loro strada, in grado di attaccare le loro membrane cellulari e di inibire la respirazione». 

 

I ricercatori hanno testato queste sostanze prima in laboratorio e poi in serra: «Nebulizzando gli oli in soluzione, abbiamo visto che questi bloccano la germinazione e uccidono le piantine appena nate. Sono interessanti per l’agricoltura, dove molte aziende cercano di affrancarsi dall’uso di sostanze chimiche di sintesi, ma ancora di più negli ambienti urbani», dove è necessario controllare le infestanti in aree vicine alle abitazioni e frequentate anche da bambini. 

 

Dopo la pubblicazione dello studio sulla rivista scientifica Weed Research, a Pisa sono arrivate molte telefonate di imprese interessate. Per arrivare a un utilizzo di questi oli servirebbe però un partner disposto a sostenere le altre ricerche necessarie. «Questo è il primo passo fondamentale», precisa Benvenuti, «ma per arrivare a produrre gli erbicidi naturali su scala industriale e ottenere poi l’autorizzazione ministeriale il lavoro scientifico deve andare avanti». 

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