Borgese: “Sono stata io a far uscire l’audio sul M5S. E ora vengo minacciata: non t’impicciare”

Parla l’ex militante M5S, che ha sollevato lo scandalo dell’audio tra grillini in cui si ordina a una cordata di persone di smettere di cliccare nelle parlamentarie


Pubblicato il 19/01/2018
Ultima modifica il 19/01/2018 alle ore 08:45

«Sono stata io a far uscire quell’audio, girando quella nota vocale a Nicola Biondo e Marco Canestrari (i due ex collaboratori di Casaleggio che poi l’hanno pubblicata sul loro sito, Supernova, ndr.). La trovo vergognosa, e ho cercato di capire anche a chi fosse stata mandata. Ho ricostruito la catena, fino a che sono arrivata a un militante che mi ha detto: “Fatti i fatti tuoi, non t’impicciare”». Chi racconta di esser stata minacciata si chiama Debora Borgese. È una ex militante M5S siciliana, una che ci ha creduto, e poi è stata espulsa per aver denunciato, racconta, una parentopoli locale all’Ars, a suo dire anche tra i grillini: «Quando ho ricevuto questo audio sono rimasta basita, e costernata. Io sono stata buttata fuori dal M5S per molto meno».  

 

E così l’ha fatto uscire. Lei per cosa fu espulsa, scusi?  

«Io ero un’iscritta al M5S. Ci credevo anch’io, da povera illusa. E ci credo ancora, negli ideali che regolavano la vita del M5S. Purtroppo è cambiato tutto, in male. Già la mia epurazione è illegittima». 

 

Quale fu la motivazione?  

«Nessuna. Fui espulsa, assieme a un centinaio di attivisti, con l’inibizione alla piattaforma online. Avevo proposto una remissione di mandato contro una onorevole M5S all’Ars, per aver assunto persone all’interno di una parentopoli locale». 

 

Lei era politicamente vicina al gruppo di Cancelleri?  

«Sì, con Giancarlo c’era un discorso che andava oltre l’attivismo, ci conoscevamo personalmente». 

 

Veniamo a questo audio, nel quale si parla di gruppi di persone incaricate di cliccare, pilotando le operazioni web M5S. Lei come l’ha avuto?  

«Ho ricevuto l’audio da alcuni attivisti del M5S di Messina. E l’ho dato a Biondo perché questa è una cosa grave, raccapricciante». 

 

Scusi, questo audio gira tra molti attivisti?  

«Non solo. Circola in particolare tra i candidati alle parlamentarie». 

 

Il M5S dice che è un audio anonimo, dice che potrebbe benissimo essere falso.  

«Non regge assolutamente. Nessun attivista, e nessuna macchinazione, potrebbe essere plausibile. A nessun attivista verrebbe mai in mente di mandare un audio del genere per la semplice ragione che rischierebbe di essere espulso. Nessuno si permetterebbe». 

 

Lei si è fatta un’idea di chi potrebbe essere la persona che parla?  

«Io non mi faccio nessuna idea. C’è chi sostiene che possa essere un noto politico M5S catanese, e chi sostiene possa essere un meno noto messinese. Ma potrebbe benissimo non essere né l’uno né l’altro: la gravita è il contenuto, significa che c’è qualcuno nel Movimento che detta legge, detta ordini». 

 

Come nella Dc c’erano le vecchie cordate, qui ci sono le cordate dei cliccatori?  

«Esatto. L’accento dell’audio è chiaramente catanese, dallo strascico delle c e delle s, o dalla parola “malacumpassa”. Quello è un catanese. Noi a Catania tempo fa abbiamo denunciato i moduli d’iscrizione al M5S trafugati, moduli dove venivano chieste e-mail e le password delle e-mail per iscriversi al M5S. È possibile che delle persone abbiano creato degli utenti, per dare loro il voto a nome di queste persone». 

 

Sono accuse molto gravi. Il M5S nega tutto.  

«Si chiudono dietro un muro di omertà che io non tollero. Il M5S era per la trasparenza e “l’uno vale uno”, adesso è per l’“uno vale uno e l’altro non si sa”». 

 

Chi è l’Enrico a cui la persona al telefono si rivolge?  

«Ho provato in tutti i modi a risalire a questo Enrico, ma mi è stato detto, a un certo punto della catena: “Fatti i fatti tuoi, non t’impicciare”». 

 

È una minaccia?  

«Certo, e una frase omertosa. Questo è diventato il M5S». 

 

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