19/01/2018
Rosalba Miceli

Gherardo Amadei

Si può scegliere un maestro pur non avendolo conosciuto direttamente. Leggendo le sue opere, o ascoltando i suoi interventi. Si può restare profondamente coinvolti con quello che pensa, che dice, che sente. Gherardo Amadei (3 agosto 1951, Erba -18 febbraio 2016, Milano) psichiatra, psicoanalista, studioso e docente universitario, dapprima presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e fino al 2015 presso l’Università di Milano-Bicocca, è uno di quei maestri che lasciano il segno, pur con il suo tono semplice e gentile, in coloro che lo hanno incontrato in vita, e verosimilmente ancor più dopo la sua precoce scomparsa.  

 

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1977, si specializza in Psichiatria nel medesimo Ateneo. La sua carriera comincia con la pratica professionale presso i servizi pubblici di Psichiatria da fine anni ’70 agli inizi degli anni 2000. Nel 1984 inizia il training psicoanalitico presso la Società Psicoanalitica Italiana (SPI). Ne diventerà membro associato nel 1994 e nel 2011 si allontanerà da essa per divergenze teoriche e metodologiche. La sua formazione, inizialmente nel solco dell’ortodossia freudiana, andrà via via ad arricchirsi di elementi e tecniche di derivazione relazionale e di metodologia della ricerca in Psicoterapia (sui temi dell’Infant Research, del paradigma dell’attaccamento e della Funzione Riflessiva). L’incontro con autori come Jung, Winnicott, Bowlby, Kohut, Fonagy, Mitchell, Sullivan è cruciale nell’orientare sempre più Amadei verso una prospettiva relazionale. 

 

Le sperimentazioni di Amadei approdano infine alla mindfulness. Nel 2005 si forma presso il Center for Mindfulness in Medicine, Health Care, and Society dell’Università del Massachussetts come conduttore di gruppi che applicano il protocollo MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) messo a punto da Jon Kabat-Zinn. L’acquisizione di questo bagaglio tecnico ed esperienziale segnerà molto la sua attività clinica e di ricerca.  

 

«La mindfulness non è una abilità cognitiva ma una modalità di essere – spiega lo studioso – caratterizzata da un’attenzione piena, ma scevra da giudizi, nei confronti del reale. Conosciuta da millenni in diverse tradizioni spirituali, quella buddista, ma anche quella cristiana, la mindfulness è una laicizzazione della meditazione di consapevolezza, cioè dell’ indiana vipassana (che significa vedere le cose in profondità, come realmente sono). Ma la mindfulness si rivela utile anche per quanto riguarda la cosiddetta “coazione a ripetere”. Con queste parole Freud indicava quel processo che si attiva, in modo automatico ed inconscio, quando entriamo in rapporto con una persona per noi significativa. Si tratta di una tendenza a ripetere vecchie ed abituali modalità di relazionarsi, che sovrastano le caratteristiche specifiche di chi stiamo realmente incontrando. In questo risiederebbe l’essenza dei disagi psichici e delle sofferenze esistenziali: l’incapacità a vedere veramente la persona di fronte a noi, qui ed ora, mettendole addosso “panni” non suoi, che di fatto la “deformano” secondo paure o aspettative apprese durante l’infanzia». 

 

A questa figura poliedrica, a due anni dalla scomparsa, e ad un anno dal ricordo tenuto al Teatro Parenti, il Centro Studi per la Cultura Psicologica di Milano (una rete di giovani professionisti che si impegnano per contribuire alla valorizzazione delle numerose declinazioni del mondo della Psicologia) dedica un incontro speciale: l’8 febbraio, presso la Casa della Psicologia di Milano (Piazza Castello, 2) alle 18.45, avrà luogo la prima edizione di “Soffiare la polvere dalla psicoanalisi – Una giornata e un libro per ricordare Gherardo Amadei”. In quell’occasione Fabio Madeddu, Vittorio Lingiardi e Roberto Goisis, animeranno una discussione su quelle aree di confine, intraviste dal professor Amadei, in cui psicoanalisi, relazioni umane, contesto affettivo, creatività e meditazione si incontrano, creando forme nuove di conoscenza e prospettando originali percorsi terapeutici. Questo primo incontro prenderà avvio dal libro “Mindscape” di Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma, come guida per addentrarsi in quei territori di frontiera e alimentare il dialogo ideale con Gherardo Amadei (l’ingresso è libero fino ad esaurimento posti). 

 

Come si ammala la mente (e di contro, come guarisce la mente) è il tema portante del percorso umano e professionale del professor Amadei. Nel saggio Come si ammala la mente (Edizioni Il Mulino, Bologna, 2005), riferendosi allo sviluppo infantile segnato dalla vulnerabilità, indaga con la precisione di uno scienziato, i principali determinanti dei disagi psichici, illustrando al contempo i principali modelli di comprensione del loro insorgere (le differenze tra il paradigma della dissintonia e quello del trauma, del conflitto e delle carenze). Riguardo al modello esplicativo più recente, definito del “disconoscimento e della dissintonia”, qualora a partire dalle prime relazioni di attaccamento, non si realizzi una sintonizzazione tra esperienza interna del bambino e riconoscimento da parte delle figure significative, il bambino potrà sperimentare un senso di insicurezza che mina alla base la capacità di percepire se stesso come centro di iniziative autonome e di conoscere e riconoscere quegli aspetti di sé che non vengono adeguatamente rispecchiati dall’altro. 

 

Il risultato che può emergere nel soggetto è l’incompetenza emotiva, l’allontanamento da sé, dal proprio sé autentico. Al di là delle forme estreme del disagio psichiatrico, esiste un’area clinica più ampia, anche se talora meno evidente, rappresentata da tutte quelle rigidità della mente che impediscono alla persona di stabilire relazioni soddisfacenti, che la fa sentire inadeguata e sempre in difetto, che, in ultima analisi, impediscono che qualcosa possa veramente cambiare nella sua vita.  

 

Come guarisce la mente? «Riprendere contatto con le proprie emozioni e fiducia nel proprio modo di sentire sembra essere il compito primario per curare la mente e recuperare la vitalità smarrita del corpo», è l’esortazione ultima di Amadei, «ovvero ridare una possibilità all’esperienza di essere percepita, riportando la persona alla competenza emozionale, fuori dalla rigidità del copione appreso, interrompendo la coazione a ripetere». 

 

Maggiori informazioni sulla giornata di studio sul sito del Centro Studi per la Cultura Psicologica http://www.centroscp.com/  

 

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