La fotografia dei richiedenti asilo ad Asti in un convegno in Comune: la ricetta è studio e lavoro

Convegno moderato da Giovanni Boccia (in piedi) tra gli altri sono intervenuti il sindaco Rasero (a sin,) l’assessora Cotto, il viceprefetto Ponta


Pubblicato il 10/02/2018
Ultima modifica il 10/02/2018 alle ore 19:09
asti

La realtà dell’accoglienza ad Asti fotografata dagli operatori, in un incontro voluto dal Comune per conoscere la situazione e agire con efficacia.  

 

Moderato dal presidente del Consiglio Giovanni Boccia, presenti il sindaco Rasero, l’assessore Mariangela Cotto, il vice prefetto Paolo Ponta, l’incontro ha offerto diversi spunti di riflessione. 

 

Dall’Asl, Michele Di Paolo e Daniela Rivetti hanno approfondito l’accoglienza dal punto di vista medico, tra prime visite e attività di prevenzione con la Croce Rossa. «Possiamo parlare di buona salute, non sono state riscontrate patologie – hanno spiegato – I ricoveri, nel 2017, sono stati 249; 180 di questi, in ginecologia, ostetricia e pediatria». Con Giuseppina Arduino (Croce Rossa) il racconto negli anni, dal centro allestito in via Foscolo nel 2015 a quello di Castello d’Annone, che oggi ospita un centinaio di persone (metà in attesa di partire per altri luoghi).  

 

Paolo Mossino  

Nelle parole di Paolo Mossino (Piam) l’esperienza Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo gestito per conto del Comune), il successo dei percorsi di formazione (dall’agricoltura alla ristorazione), i progetti rivolti alle donne vittime di tratta, l’esperienza positiva di Villa Quaglina (dove si coltivano 6 ettari di terreno) e quella con l’istituto Penna.  

 

Da Mario Malandrone, l’istruzione garantita dal Cpia (Centro provinciale istruzione adulti), tra corsi di alfabetizzazione e di lingua. 

 

Dagli interventi delle cooperative Agape, Sanitalia, Agaton, Leone Rosso il punto sui centri di accoglienza in città e provincia: quello femminile a Canova (22 donne); gli 80 ragazzi ospitati in piazza Catena (con inserimenti in percorsi di studio in Astiss con il Cepros e formativi con la Casa di Carità Arti e Mestieri); i centri di Valmaggiore, corso Savona, corso Ivrea e via Galvani; l’ accoglienza a Montechiaro, San Grato, Frinco, Incisa, Villanova tra tirocini in aziende agricole e lavori socialmente utili; quella di Serravalle, la collaborazione con la sezione Bimbi svegli della scuola, ma anche un progetto teatrale per migranti e italiani.  

 

La Caritas  

L’esperienza Caritas è iniziata nel 2011 con l’accoglienza dei profughi somali all’Oasi dell’Immacolata: «Oggi puntiamo su un’accoglienza distribuita sul territorio, monitorata dal volontariato che diventa sinonimo di integrazione – ha detto Beppe Amico – Ospitalità ma anche formazione, corsi di italiano, tirocini e inserimenti in aziende, soprattutto agricole. 

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