“Trasformiamo l’Astigiano in un brand del vino di qualità”

Tra le proposte anche la creazione una «casa» delle garndi Doc e Docg

In prima fila da sinistra Renato Goria, Mario Sacco, Maurizio Rasero, Romano Dogliotti e Dante Garrone


Pubblicato il 13/02/2018
asti

«Facciamo nascere un “Palazzo dei vini”, una casa dove si possano trovare, degustare e acquistare i vini del territorio ma anche dover far nascere e decollare progetti e idee». A ri-lanciare con coraggio l’idea è stato Mario Sacco, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Asti: «Ero stato tra i promotori del progetto Enofila che poi è tramontato - ha spiegato - ora che con il Comune stiamo lavorando alla creazione di un unico polo museale, perché non farci entrare anche il museo dei vini, con la supervisione di una Fondazione. Si fa sistema, c’è ricaduta per il territorio». 

Il «brand»  

Forse è un primo passo per il salto da «patrimonio vitivinicolo a brand», la provocazione che ha stimolato il dibattito a Palazzo Mazzetti. Suggestione che è stata subito raccolta dal presidente della Camera di commercio Renato Goria: «Asti deve essere associata a vino e qualità. Puntiamo sulla continuità del Settembre astigiano, non più una manifestazione che si concentra in dieci giorni». «Il concerto di Elisa a San Silvestro ci ha insegnato che insieme siamo in grado di lavorare bene e di fare grandi cose - ha detto il sindaco Maurizio Rasero (in sala anche Romano Dogliotti, presidente del Consorzio dell’Asti, che ha organizzato l’evento) - bisogna lavorare per creare la cultura dell’Astigianità. Ho sulla scrivania una nuova proposta di una task force per ragionare sul mondo del vino. Palio e vino sono le nostre risorse e possono camminare insieme. Abbiamo perso l’occasione di far nascere un unica Atl per i nostri paesaggi Unesco. Da parte nostra abbiamo stabilito che daremo un terzo della tassa di soggiorno all’Atl da utilizzare in iniziative di promozione». 

La promozione  

Ragionamento che trova d’accordo anche gli addetti ai lavori: «I nuovi turisti cercano la qualità, vogliono proposte personalizzate - dice Beppe Giordano, associazione «Barbera & Barbere - una rete dell’accoglienza che deve essere formata e che deve avere standard di qualità riconosciuti e certificati». Proprio per la promozione il Consorzio della Barbera d’Asti ha investito tre milioni di euro. «Ringrazio l’assessore Ferrero perché ha sempre creduto nel territorio (a rappresentare la Regione la consigliera Angela Motta) - dice Mobrici - ora bisogna fare il passo in più, brand che non si costituisce dalla sera alla mattina, ci vogliono persone che si impegnano, risorse e persone che le sappiano gestire». 

«Brand significa anche identificazione - ha fatto notare Antonio Ciotta, direttore Coldiretti - quello forse che più ci manca. Dobbiamo parlare con orgoglio di noi stessi e non fare paragoni con altri». «L’impegno da parte nostra è di rendere la città attrattiva e più pulita - dice Livio Negro, nuovo presidente Asp - per fare il passo ulteriore a mio avviso manca una cabina di regia che coordini e tiri le fila». 

A far emergere criticità il vicepresidente del Consorzio Stefano Chiarlo: «Noi ci crediamo, lo mostrano progetti e numeri - ha detto Chiarlo - ma quanto ci crede la Regione, cosa fanno le Atl?». Altro problema è stato evidenziato da Pier Carlo Ferrero, ristorante San Marco di Canelli: «Pensiamo però anche alla salute delle vigne, la flavescenza ci taglia le gambe. In tanti trasformato i vigneti in noccioleti». A rimarcare l’attenzione sulla sostenibilità ambientale anche Pier Ottavio Daniele, Slow Food Editore: «Sta nascendo una nuova consapevolezza. Bisogna coinvolgere i giovani. Abbiamo un istituto agrario, una scuola alberghiera, ragazzi con cui bisogna collaborare e su cui bisogna scommettere per il futuro».  

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